Il coordinamento delle associazioni protezionistiche del Veneto

Il Cpv, il coordinamento Protezionistico del Veneto, è stato costituito da una dozzina di associazioni ambientaliste e animaliste per fronteggiare la politica di liberalizzazione dell’attività venatoria portata avanti dalla Regione Veneto. Sin dai primi anni del ’90, infatti, parallelamente al trasferimento delle competenze sulla gestione del patrimonio faunistico dello Stato, la Regione ha cominciato ad approvare una lunga e tutt’ora ininterrotta serie di delibere, leggi, regolamenti con il solo scopo di favorire indiscriminatamente le doppiette.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la qualità dell’ambiente veneto, in questi ultimi anni, è rapidamente deteriorata e la consistenza della fauna selvatica nel nostro territorio, sia stanziale che di passo, è drasticamente scesa ai suoi minimi storici.

Di fronte a leggi pensate solo per avvantaggiare una ristretta, ma politicamente rilevante, schiera di cacciatori, uccellatori, imbalsamatori, falconieri e quant’altro, il Cpv si è battuto non soltanto per difendere la fauna selvatica e limitare la caccia ma anche per tutelare gli interessi della collettività, considerato che anche gli animali selvatici possono, a buon diritto, essere considerati un “bene comune” al pari dell’acqua, dell’aria e della terra in cui vivono.

Nell’autunno del 2002 l’anno in cui la regione Veneto ha introdotto il vergognoso meccanismo della “legge in deroga” che consente ai cacciatori veneti di abbattere anche specie di uccelli protetti dalle normative europee , il Cpv ha lanciato una grande mobilitazione e il 19 settembre 2002 ha consegnato al Consiglio Regionale una petizione popolare, sottoscritta da oltre 72 mila cittadini veneti, per chiedere una legge regionale in grado di tutelare anche la fauna selvatica e non solo gli interessi dei cacciatori.
La petizione che, inutile dirlo, ha trovato porte sbarrate da parte della maggioranza di centrodestra, chiedeva l’ approvazione di una nuova legislazione che tenesse conto di quattordici richieste:

  1. concessione di una moratoria della caccia di cinque anni per dare alla fauna selvatica la possibilità di riprodursi e di tornare ai livelli antecedenti al 1993;
  2. divieto di uccellagione effettuata nei roccoli;
  3. divieto d’uso dei richiami vivi;
  4. divieto di caccia da appostamento;
  5. protezione di tutti gli uccelli migratori;
  6. protezione del 70 per cento del territorio;
  7. protezione di Starna, Coturnice, Fagiano di monte, Pernice bianca, Lepre bianca;
  8. riduzione della stagione di caccia ai soli mesi di ottobre e novembre;
  9. divieto di detenzione di soggetti vivi o morti di tutte le specie protette;
  10. vietare la caccia la domenica,
  11. divieto d’uso di cartucce contenenti piombo,
  12. divieto di caccia nei terreni privati;
  13. stop alle licenze di caccia intoccabili;
  14. divieto di caccia con il falco e con l’arco.