IL CAPANNO DI CONTRADA LAMBRE A POSINA NON ERA REGOLARE

Le Guardie Zoofile arrivate sul posto sabato 15 ottobre, non hanno potuto fare altro che costatare che il cacciatore denunciato dai residenti per minacce, aveva commesso una serie di infrazioni.

Il capanno temporaneo non era stato “immatricolato” nel senso che il cacciatore non aveva rispettato quanto previsto dalla legge 50/93 la quale lo obbliga a comunicare al Comune di pertinenza tramite un documento predisposto l’esatta ubicazione del manufatto.

La stessa legge prevede che il capanno temporaneo, che rimane nel territorio per circa sette mesi l’anno, sia costruito tramite materiale non impattante, quale legno e ferro, mascherato con arbusti e altro materiale vegetale, questo era circondato da plastico.

REGIONE VENETO, IN QUARTA COMMISSIONE DISCUSSO L’ENNESIMO SCEMPIO ALLA LEGGE 50/93

PRONTO IL RICORSO DELLE ASSOCIAZIONI PROTEZIONISTICHE ALLA CORTE COSTITUZIONALE

Mercoledì 12 novembre pomeriggio, presso la sede del Consiglio Regionale del Veneto si è tenuta l’audizione delle parti interessate alla modifica della Legge Regionale 50/93, meglio conosciuta come “legge sulla caccia”alla presenza dei rappresentanti delle province, delle associazioni venatorie, agricole e animaliste, si è discusso il nuovo progetto di legge n° 435 che prevede di modificare ben 17 articoli della Legge Veneta.

Le proposte di modifica vanno tutte nel senso di liberalizzazione della caccia in tutte le forme, ad esempio, viene prevista la riduzione del territorio protetto e la possibilità che i cacciatori vaghino in tutto il Veneto per 15 giornate di caccia alla migratoria, creando di fatto il tanto temuto quanto distruttivo nomadismo venatorio. Si prevede che i cacciatori di anatidi possano andare a raccogliere le prede in barca con l’ausilio di cane e fucile fino ad una distanza di 200 metri dall’appostamento, aprendo, di fatto porte e finestre ad un potenziale bracconaggio, in quanto per quel tipo di caccia i controlli sono estremamente complicati.

MAMME E CUCCIOLI DI VOLPE FATTI A PEZZI NELLE TANE

IL CPV INTERVIENE CON UNA DIFFIDA INVIATA OGGI AL COMMISSARIO SCHNEK PER FERMARE IMMEDIATAMENTE QUESTE VIGLIACCHE INUTILI E INCOMPRENSIBILI BARBARIE

La storia è nota, la provincia di Vicenza, ha emanato alla chetichella, una delibera voluta dall’ex assessore alla caccia Marcello Spigolon, che risulta tutt’ora in vigore. Grazie a un complicato accordo con L’ISPRA, è uscito un documento che autorizza centinaia di cacciatori, a compiere ogni sorta di nefandezza sulle volpi nel periodo in cui allevano i piccoli.

Questo, con un unico obbiettivo dichiarato, che servirebbe ad eliminare un concorrente che per natura e sopravvivenza preda animali come il fagiano o la lepre, obbiettivi primari per lo svago di una nutrita schiera di umanoidi dal grilletto facile. La delibera autorizza i cacciatori abilitati, dal mese di marzo al mese di luglio ad adottare dei metodi di uccisione delle volpi di una barbarie inaudita.

OGGI IL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA HA RISPOSTO ALLA RICHIESTA DI PRONUNCIAMENTO INOLTRATA DAL CAPONUCLEO DELLA GUARDIE ZOOFILE DELL’E.N.P.A. DI VICENZA, L’ABBATTIMENTO DI UN SOLO FRINGILLIDE E’ PENALE

La scorsa settimana l’E.N.P.A. ha inviato una nota alla procura della repubblica con richiesta di pronunciamento sulla questione dell’abbattimento di uccelli di specie protetta.
Oggi il procuratore capo Dr. Antonino Capelleri ha risposto diramando con protocollo 1578/12 direttive alla P.G. in materia di accertamento di reati di caccia abusiva.
Il documento che è stato inviato, oltre all’ente richiedente, anche a tutte le forze di polizia, dai Carabinieri, alla polizia Provinciale, al Corpo Forestale dello stato, alle polizie locali, abbraccia in toto quanto è emerso dagli indirizzi giurisprudenziali degli ultimi anni.
In pratica il solo abbattimento di un singolo fringillide fa scattare l’articolo 30 lettera H della legge 157/92, che è una di sanzione penale.

Lettera alla quarta commissione del veneto

Lunedì 8 ottobre 2012 la quarta commissione della regione veneto dovrà votare la caccia in deroga per il veneto. Per far sentire anche la nostra voce abbiamo preparato una lettera da inviare ai consiglieri, affinche prendano coscienza della delicatezza di questa loro decisione. Non bisogna dimenticare infatti che su questa delibera pende tuttora la scure…

CACCIA, LA GIUNTA REGIONALE DEL VENETO “PERDE LA BUSSOLA” E APPROVA L’ENNESIMA MODIFICA ALLA LEGGE 50/93 IN NETTO CONTRASTO CON DUE LEGGI DELLO STATO

I PROTEZIONISTI HANNO FORMALMENTE CHIESTO L’INTERVENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE PER RISTABILIRE IL DIRITTO.

Altane e capanni abusivi, la giunta regionale del Veneto come pubblicato nel BUR del 13/07/2012 ha modificato per l’ennesima volta la legge regionale 50/93 sulla protezione della fauna selvatica.
Le modifiche apportate permetterebbero ai cacciatori di eludere due pilastri che regolamentano le costruzioni, la richiesta di titolo edilizio e il vincolo paesaggistico.

LA PROVINCIA DI VICENZA IN DEBITO DI OLTRE CENTOSETTANTA MILIONI DI EURO CON I PROPRIETARI DEI FONDI IN USO ALLA CACCIA

L.A.C. E C.P.V. METTONO A DISPOSIZIONE I PROPRI LEGALI PER UNA CLASS ACTION A FAVORE DEGLI AGRICOLTORI E DEI PROPRIETARI TERRIERI.

I proprietari di terreni Vicentini ove si svolge la caccia vantano un credito nei confronti della provincia di € 17.500.000 solo per il 2011. La Regione Veneto, infatti, non ha mai dato attuazione all’art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992 sulla disciplina della caccia secondo cui è “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente” ; una spesa a cui si deve far fronte con la tassa di concessione venatoria regionale.

LE REGIONI IN DEBITO DI CENTINAIA DI MILIONI DI EURO CON I PROPRIETARI E CONDUTTORI DEI FONDI OVE SI SVOLGE L’ATTIVITA’ VENATORIA – LA LAC PROMUOVE UNA CLASS ACTION A DIFESA DEI PROPRIETARI DEI TERRENI DOVE SI CACCIA

Nell’imminenza dell’apertura della caccia per il 18 settembre, scoppia il caso destinato a fare discutere.
I proprietari di terreni veneti ove si svolge la caccia vantano un credito nei confronti della Regione Veneto di € 76.269.970 solo per il 2011. La Regione Veneto (insieme a tutte le altre), infatti, ha mai dato attuazione all’art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992 sulla disciplina della caccia secondo cui è “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente” ; una spesa a cui si deve far fronte con la tassa di concessione venatoria regionale.

Doveva essere: La protezione della fauna selvatica e prelievo venatorio, è diventata solo “caccia”

Nella missiva pubblicata il 27 luglio l’assessore alla caccia Marcello Spigolon, ci propone una lunga carrellata di cose positive, tanto che il lettore che non conosce la materia può rimanere stupito dai risultati descritti.
La realtà è completamente diversa, quello dell’assessore è il solito spot politico/venatorio, la solita sviolinata ai cacciatori a cui ci ha abituato, un modus-operandis, in cui è vietato affrontare i gravissimi problemi che attanagliano la fauna selvatica. Per completezza d’informazione, va ricordato che la materia è normata dalla legge quadro nazionale 157 del 1992, la stessa ha una dicitura precisa : protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Ovvero la caccia è una possibilità di fruizione di questo bene comune, ma la priorità e la salvaguardia nella sua biodiversità, il consolidamento e l’arricchimento.